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info Periodico d informazione sulle attività dell associazione svizzera infermiere/i Allegato alla rivista Cure infermieristiche N. 9/15 Sezione Ticino Settembre n. 3 Cronaca regionale: L infermiere
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info Periodico d informazione sulle attività dell associazione svizzera infermiere/i Allegato alla rivista Cure infermieristiche N. 9/15 Sezione Ticino Settembre n. 3 Cronaca regionale: L infermiere di famiglia è presente anche in Ticino Approfondimenti: La complessità della gestione di malattie di lunga durata Gestione del diabete Un approccio infermieristico complesso Calendario attività ASI-SBK settembre aprile 2016 info Settembre SOMMARIO n. 3 3 Editoriale Cronaca regionale Periodico d informazione sulle attività dell associazione svizzera infermiere/i Allegato alla rivista Cure infermieristiche 9/15 Segretariato ASI Via Simen 8 CH-6830 Chiasso Tel Fax Sito internet: Redazione Isabelle Avosti Laura Simoni Michela Tomasoni Supervisione Pia Bagnaschi 4 Gestione del diabete. Un approccio infermieristico complesso (Serena Trombin) 7 L infermiera di famiglia (Cesarina Panduci e Marina Santini) Approfondimenti 10 La complessità della gestione di malattie di lunga durata (Laura Canduci e Andrea Cavicchioli) Invito alla lettura 14 L educazione terapeutica Informazioni 15 Giornata di studio Agenda 16 Calendario corsi Grafica e stampa Arti grafiche Veladini, Lugano Foto copertina: Serena Trombin Chi volesse inviarci articoli, progetti o riflessioni da pubblicare è invitato a preferire il formato Word precisando titolo e sottotitolo, nome dell autore, formazione e/o funzione, luogo di lavoro e bibliografia e/o siti web di riferimento. Le fotografie sono ben accette. Chi desiderasse concordare con noi eventuali adattamenti necessari alla pubblicazione non esiti a contattarci: speriamo così in un incontro d arricchimento reciproco. Il comitato di redazione valuterà la pubblicazione degli scritti secondo spazi ed argomenti. editoriale Favorire la continuità «Quello che blocca il cammino permette di fare strada»! Con queste parole di Jean de La Bruyère, scrittore del XVIIesimo secolo, prendo spunto per una riflessione sulla continuità, filo conduttore di questo numero di settembre. Infatti per continuare quante volte dobbiamo superare ostacoli, risolvere problemi e trovare sempre nuove strategie? La soddisfazione provata quando si giunge alla meta compensa però in modo proporzionale gli sforzi fatti... Sia ponte o corda, sul filo della continuità non si scherza: risulta facile cadere. In pratica, questa metafora mi fa pensare a concetti base della nostra professionalità che potrebbero formare la rete di sicurezza sotto la fune: la formazione, la continuità delle cure e l educazione terapeutica, trattati in questo numero a proposito di infermiere di famiglia, di una ricerca sulla complessità della presa a carico dei pazienti e della gestione complessa del paziente diabetico. La formazione continua professionale va generalizzata e ampiamente applicata, per un aggiornamento dinamico delle conoscenze e una costruzione progressiva delle competenze, associata alla rimessa in questione dell operato precedente. La continuità delle cure deve essere garantita al massimo per offrire al paziente un approccio individualizzato e professionale. L educazione terapeutica è un denominatore comune costante che mira a favorire la presa a carico nel tempo delle malattie croniche del paziente stesso. Per permettere la combinazione di questi tre ingredienti legati alla continuità, credo che sia necessario tenere conto di diversi fattori. La continuità può avverarsi solamente in presenza di condizioni favorevoli come il passaggio continuo e immediato delle informazioni, il riconoscimento obiettivo delle competenze di ciascun attore, l impegno di ogni membro dell équipe curante e la considerazione del paziente come protagonista. Queste condizioni saranno determinanti per la qualità dell assistenza: lavorando in equipe, l informazione circolerà in modo continuo, fluido e conciso. Si coglieranno dati che daranno un quadro obiettivo del nostro compito, permettendo a tutti di sentirsi coinvolti. Infatti chi non riceve informazione, sia paziente sia curante, può sentirsi escluso dal processo dinamico di assistenza. Il riconoscimento delle competenze invece permette di valorizzare sia l operato del curante, stimolandolo ad aggiornarsi, sia quello del paziente, gratificato da una buona autogestione. Permette di dare il meglio di sé stessi attraverso una motivazione sempre rinnovata. Sentirsi coinvolti in un processo di cure dinamico e professionale favorirà ovviamente l armonia in corsia e il processo di guarigione del paziente sarà migliore. Chiudo con un altra citazione, di Samuel Beckett: Impegnarsi per le piccole cose vuol dire pervenire alle grandi cose, con il tempo... nella quotidianità, ogni gesto, ogni parola, ogni sorriso e sguardo, avrà allora la sua importanza per favorire la continuità delle cure e dunque, di conseguenza, anche la loro qualità. Buona lettura! Isabelle Avosti allegato alla rivista cure infermieristiche n.9/15 3 Cronaca regionale Gestione del diabete Un approccio infermieristico complesso di Serena Trombin* Secondo l Organizzazione Mondiale della Sanità nel mondo le persone affette da diabete sono 347 milioni e si stima che entro il 2030 il numero arriverà a toccare il mezzo miliardo. Questo aumento è in parte dovuto all invecchiamento generale della popolazione, ma soprattutto alla diffusione di situazioni di rischio come sovrappeso e obesità, scorretta alimentazione, sedentarietà e disuguaglianze economiche. In Svizzera, in particolare, si stima che ci siano circa persone diabetiche 1 e che sia il numero dei casi di diabete ancora non diagnosticato. Il diabete rappresenta, quindi, una vera e propria epidemia e una delle maggiori sfide di salute del 21esimo secolo. Da qui la necessità di affrontare in modo più efficiente e strutturato questa emergenza di salute pubblica attuando una più efficace prevenzione, una diagnosi più tempestiva ed una più razionale ed integrata gestione del diabete. Come intervenire Tutti gli operatori del settore sanitario, perciò, sono direttamente coinvolti in questo piano d azione e, a mio parere, un ruolo centrale lo assumono gli infermieri. Nel mio lavoro di ricerca, per il conseguimento del Diploma in Cure Infermieristiche, ho voluto evidenziare il contributo delle cure infermieristiche nella promozione, prevenzione, educazione terapeutica e gestione integrata di un paziente diabetico. Per raggiungere gli obiettivi terapeutici è indispensabile che il paziente sia coinvolto nella cura all interno di un percorso educativo. Dovrebbe essere motivato ad autogestire la propria patologia a lungo termine e ad assumersi la responsabilità della propria salute. L aspetto educativo è una componente fondamentale della pratica infermieristica: gli infermieri non solo trascorrono più tempo con i pazienti ma possiedono anche le conoscenze e le abilità necessarie per migliorare il livello di competenze del paziente. Il diabete rappresenta una vera e propria epidemia e una delle maggiori sfide di salute del 21esimo secolo 1 L'Associazione Svizzera per il Diabete 2 The International Diabetes Federation (IDF) 4 info periodico d'informazione sulle attività dell'associazione svizzera infermiere/i Cronaca regionale Si osserva un aumento sia dell incidenza sia della prevalenza, e risulta poco conosciuta dalla popolazione, molte persone ne sono affette senza saperlo La prevenzione del diabete Il diabete è una malattia cronica con gravi complicanze invalidanti che riducono notevolmente la qualità di vita delle persone. Nel corso dell ultimo decennio, l aumento del tasso di obesità, lo stile di vita sedentario e l invecchiamento della popolazione sono stati i principali fattori della diffusione del diabete. Viste le gravi conseguenze di questa patologia e le campagne di promozione della salute e prevenzione attuate negli ultimi anni, ci si aspetterebbe una sua graduale diminuzione. Tuttavia si osserva un aumento sia dell incidenza sia della prevalenza, e risulta poco conosciuta dalla popolazione, molte persone ne sono affette senza saperlo. Mi chiedo quindi come agire per attivare tutta una serie d interventi preventivi volti ad evitare o almeno ritardarne l insorgenza, arrestarne la progressione e ridurne le complicanze. La prevenzione del diabete si focalizza: sull eliminazione dei fattori di rischio, consigliando un corretto stile vita sulla prevenzione delle complicanze attraverso controlli periodici ed esami diagnostici specialistici, per evitare le complicanze croniche del diabete. Educazione terapeutica Informazioni corrette e aggiornate sulla patologia, sulla terapia, sui controlli necessari, sulle complicazioni, sulla prevenzione e gestione sono parte integrante del progetto educativo, con un programma strutturato ed organizzato, che vede coinvolti più professionisti e prima di tutto il paziente stesso. L obiettivo è ottenere un miglior controllo del diabete e dei fattori di rischio, sviluppando nelle persone la capacità di prendere decisioni promuovendo la loro autonomia, libertà e responsabilità. Gli infermieri, nello specifico, hanno diversi compiti: valutare i bisogni e le conoscenze del paziente diabetico, gli aspetti psico-sociali e la sua qualità di vita, favorire l autocontrollo, educarlo all autogestione, aiutarlo a prevenire le complicanze acute e croniche, promuovere e mantenere il suo stato di salute e contribuire a favorire in lui l accettazione della patologia e del programma terapeutico. L approccio terrà ovviamente conto dei principi di andragogia, il cui massimo esponente è Malcolm Knowles, che propone un modello incentrato sulla comprensione della diversità dei bisogni e interessi di apprendimento degli adulti sulla base di sei presupposti: 1 il bisogno di conoscere 2 il concetto di sé del discente 3 il ruolo dell esperienza 4 la disponibilità ad apprendere 5 l orientamento verso l apprendimento 6 la motivazione. Questo modello propone quindi il coinvolgimento diretto degli adulti, dunque del paziente. Informazione ed educazione sono due concetti ben diversi e vorrei sottolinearne la differenza fondamentale: da un processo passivo di semplice trasferimento di messaggi, si vuole invece fare emergere le risorse della persona e tutte le sue potenzialità, affinché sia più autonoma e capace di fare le proprie scelte consapevolmente. I contenuti delle attività educative riguarderanno, quindi, l adozione di uno stile di vita sano con l assunzione di un alimentazione bilanciata e il rispetto di un adeguata attività fisica, la corretta gestione della terapia farmacologica, l automonitoraggio della glicemia con capacità di interpretare i dati e prendere decisioni, la riduzione del rischio di complicanze acute e croniche, lo sviluppo di strategie personali di adattamento e promozione della salute. L approccio empatico e l ascolto attivo contribuiranno a creare un rapporto di fiducia con il paziente, per garantire sia l adesione terapeutica, sia contatti regolari con il servizio di diabetologia. Gestione integrata L assistenza alle persone con diabete, data la complessità della patologia e il numero sempre in aumento di casi, necessita di un passaggio da modelli tradizionali di assistenza, in cui le varie figure assistenziali (quali medici generici, specialisti, infermieri) agiscono in modo isolato, a modelli di assistenza continua, multi e interdisciplinare, che favoriscano l integrazione degli interventi di presa a carico del paziente da parte dei diversi operatori. Molti Paesi occidentali stanno dunque orientando la loro politica sanitaria verso l adozione di modelli assistenziali di gestione integrata. Tali modelli prevedono un approccio multidisciplinare e multiprofessionale: medici specialisti (diabetologo, angiologo, oftalmologo, nefrologo, chirurgo, ortopedico, ginecologo, psicologo, e infermieri specializzati del centro di diabetologia, medici di famiglia, infermieri di reparto o domiciliari, dietologi) con l attivo allegato alla rivista cure infermieristiche n.9/15 5 Cronaca regionale foto Isabelle Avosti coinvolgimento del paziente, l offerta di trattamenti efficaci, di un adeguata informazione ed educazione terapeutica, e di un assistenza continua con controlli periodici, la cui frequenza dipende dalla gravità del quadro clinico. La figura di riferimento, che fa da tramite e collante e si occupa di integrare i vari servizi, organizzando e coordinando gli incontri, gli interventi, le visite specialistiche e gli esami diagnostici, è l infermiere specializzato in diabetologia. Egli stabilisce e concorda con il paziente il processo di educazione con obiettivi prioritari e secondari e coordina poi i vari interventi di educazione terapeutica. L obiettivo comune è fare in modo che il paziente raggiunga un sufficiente grado di autonomia nella gestione della patologia, offrendo un percorso condiviso di educazione terapeutica che inizia dalle sue rappresentazioni. Autogestione Il paziente diabetico rimane l elemento centrale del sistema di gestione integrata. Egli va sempre considerato l attore fondamentale delle scelte relative al piano di cura e con lui viene stabilito un vero e proprio patto di cura. Il coinvolgimento attivo delle persone nel percorso di cura (patient empowerment), è finalizzato all acquisizione da parte dell assistito e dei suoi familiari degli strumenti per autogestirsi e collaborare in forma proattiva con il medico e gli infermieri nella gestione del proprio stato di salute, implementando programmi di promozione e prevenzione. Grazie al sostegno del centro di diabetologia, il paziente viene aiutato ad autogestirsi, ad acquisire fiducia in sé stesso e sicurezza nella manipolazione del materiale terapeutico. Il paziente, infatti, deve poter prendere a carico sé stesso al meglio possibile, per evitare che un diabete mal controllato porti a conseguenze invalidanti che peggiorano la qualità di vita. Per fare ciò, vengono forniti al paziente gli strumenti adeguati all autocontrollo della patologia, e le indicazioni su come curarsi in modo adeguato nel presente, spiegando che ciò può contribuire a diminuire il rischio di gravi complicanze future. Alcune riflessioni conclusive Attraverso il mio lavoro di ricerca ho appreso che controllare il diabete non significa solo correggere la glicemia, ma anche intervenire sullo stile di vita, sui fattori di rischio associati, ed identificare precocemente le complicanze, attraverso programmi di prevenzione ed educazione. Per raggiungere gli obiettivi terapeutici è indispensabile che il paziente sia coinvolto nella cura all interno di un percorso educativo. Egli, cioè, oltre ad essere consapevole dell importanza degli obiettivi terapeutici e del loro significato, deve essere motivato ad autogestire la propria patologia a lungo termine e ad assumersi la responsabilità del proprio stato di salute. Gli infermieri possono offrire un servizio globale di sostegno, consulenza, educazione, prevenzione e trattamento terapeutico al paziente, ispirandosi ai principi della gestione integrata, cioè lavorando in équipe, in un ottica multidisciplinare in cui ciascun membro ha un proprio ruolo definito e i cui interventi vengono pianificati integrandoli con quelli degli altri. Si può così sviluppare un piano di presa a carico del paziente globale e condiviso con tutta l équipe e con il paziente, che deve rimanere l elemento centrale. Il Servizio di diabetologia può rappresentare una garanzia di successo del progetto educativo dinamico, in quanto il paziente viene seguito in modo costante, con periodiche visite programmate che danno un sostegno nella cronicità della malattia. Ad ogni visita si possono rilevare nuovi bisogni educativi o ritornare su precedenti obiettivi non ancora raggiunti, fornendo spiegazioni personalizzate e favorendo un clima di ascolto, comprensione, collaborazione e fiducia reciproca. Tutto ciò permette al paziente di raggiungere e mantenere una sufficiente autonomia nella gestione della patologia e una migliore qualità di vita. *Serena Trombin: formazione infermieristica nel 2014 presso la SSSCI di Lugano e attualmente impiegata in un reparto di medicina dell EOC. Gli infermieri possono offrire un servizio globale di sostegno, consulenza, educazione, prevenzione e trattamento terapeutico al paziente, ispirandosi ai principi della gestione integrata 6 info periodico d'informazione sulle attività dell'associazione svizzera infermiere/i Cronaca regionale di Cesarina Prandi, Marina Santini * L infermiere di famiglia è presente anche in Ticino Risultati preliminari della prima esperienza condotta alla SUPSI nel foto Cesarina Prandi Da sinistra: Francisca Anaja Cintas, Cesarina Prandi, Marina Santini Oggi la necessità di implementare nuovi modelli di pratica clinica assistenziale sul territorio è cogente L OECD (1) colloca la Svizzera fra i paesi europei con il miglior sistema sanitario per rispondenza ai bisogni di salute dei cittadini e per efficienza. Individua l entità del costo del sistema come un possibile problema soprattutto in previsione di trasformazioni complessive socio economiche e della transizione demografica e la diffusione delle malattie croniche. Sono disponibili alcuni consigli per fronteggiare una realtà che già manifesta i primi segnali di difficoltà. Sono cinque le aree di miglioramento indicate dall OECD: l area della gestione strategica e della disponibilità di migliori informazioni per il sistema l area del finanziamento della sanità e degli accordi di acquisto al fine di realizzare nuovi e più efficaci obiettivi l area del potenziamento e della pianificazione del personale sanitario nazionale volto ad assicurare che in futuro il sistema sanitario svizzero sia in grado di soddisfare le crescenti richieste e le variazioni dei modelli di morbilità l area del potenziamento del processo di miglioramento della salute e garanzia della qualità dell assistenza l area del rafforzamento dell efficienza nell approvvigionamento e nella spesa farmaceutica L articolo 32 della legge sull assicurazione malattie LAMal, richiama la necessità di prestazioni efficaci, adeguate ed economiche. È indubbio il richiamo al concetto di appropria- tezza, che contiene al proprio interno la necessità di scelte basate sull evidenza, sulle preferenze espresse dalle persone che si assistono, alla riflessione sull esperienza clinica e dalle condizioni espresse nel contesto socio culturale locale. Nel documento Cure infermieristiche in Svizzera Prospettive 2020 del SBK-ASI viene ribadita la necessità che gli infermieri siano espressione di una professionalità all avanguardia, pronto a sviluppare, valutandone i risultati nuovi modelli di assistenza. In particolare Si tratta di produrre, descrivere, implementare e valutare programmi modello. Ne sono un esempio i servizi di promozione della salute, come le visite preventive a domicilio, oppure l offerta di cure infermieristiche a persone che soffrono di malattie croniche fisiche o psichiche. Si dovranno valutare gli effetti delle cure domiciliari sullo stato di salute e sulla qualità di vita del paziente oppure sulla riduzione della durata e del numero di degenze in ospedale e strutture. (2) Oggi la necessità di implementare nuovi modelli di pratica clinica assistenziale sul territorio è cogente. Ma le indicazioni giungono molti anni or sono, e per certi versi sono state sottovalutate. Infatti l OMS (3) nel 2000 indica agli stati membri lo sviluppo dell infermiere di famiglia come provider assistenziale preposto ad una lettura dei bisogni più prossimo alle persone nei loro luoghi di vita quotidiana. In effetti già all epoca veniva proposta una formazione avanzata di tipo specialista clinico, per mettere nelle condizioni gli infermieri di diventare leader nelle cure primarie (4). Questa formazione adattata al contesto socioculturale dei cittadini, dei professionisti e delle organizzazione dei servizi è diventata anche in Canton Ticino un percorso di Diploma of advanced studies a partire dall anno accademico Vogliamo qui presentare l esperienza della prima edizione attraverso una prima valutazione dei risultati
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